La grammatica della lingua giapponese

Ordine delle parole

Prima di parlare delle particelle, evidenziamo l’ordine delle sigmaessays.com parole. Generalmente, l’ordine delle parole nel Giapponese in una frase con un verbo d’azione è:

[Soggetto] + Tempo + Luogo/Mezzo + Oggetto indiretto + Oggetto + Verbo d’azione

“Ashita, gakkou de sensei ni purezento wo agemasu.”
[Domani] [Scuola] de [Insegnante] ni [Present (regalo)] wo [Darò]
(“[Io] Darò un regalo al [mio] insegnante, domani.”)

Per un verbo di esistenza è:

[Soggetto] + Tempo + Luogo + Verbo d’esistenza

“Takahashi wa ima honsha ni iru.”
[Takahashi] wa [Adesso] [Ufficio principale] ni [E']
(“Takahashi è nell’ufficio principale adesso.”)

Per un verbo di movimento è:

[Soggetto] + Tempo + Origine + Complemento di moto per luogo + Verbo di moto

“Ashita paatii ni iku.”
[Domani] [Party] ni [Andrò]
(“[Io] domani andrò [a un/al] party.”)

Il Soggetto è messo tra parentesi quadre per indicare che NON è una parte obbligatoria della struttura, come in Italiano: una volta introdotto un discorso, ed evidenziato un certo soggetto (ad esempio io), non ci sarà più bisogno di ripetere il soggetto, a meno che non venga introdotto un nuovo soggetto. Nella lingua italiana facciamo la stessa cosa, anche se è vero che la coniugazione buy essay service del verbo ci aiuta nell’identificazione del soggetto. Capiamo che viene introdotto un nuovo soggetto grazie alla particella “wa” , che viene posta dopo il soggetto, mentre se il soggetto della conversazione è stato compreso, e viene tuttavia ripetuto nella conversazione (caso raro), viene usata la particella “ga” dopo il soggetto, oppure niente. Spesso si può muovere il soggetto mettendolo dopo il verbo, quando le parole prima del verbo sono tante. Ad esempio, “Ashita boku ga kooen de utau” (Io canterò al parco domani.) diventa spesso: “Ashita kooen de utau boku.”

Il Tempo è di solito seguito dalla particella “ni” . Di solito, si usa “ni” per indicare specifici attimi nel tempo o specifici intervalli di tempo. Ad esempio: “juugatsu [ni]” (Ottobre), “sangatsu mikka [ni]” (3 Marzo), prendono tutti “ni”. Non però una parola come “ashita” (Domani), che può essere capita solo dal contesto (cambia a seconda di ciò che si vuol dire). Questo tipo di parole sono chiamate “deictiche”, e sono complementi di tempo che non prendono la particella “ni”. “Ashita iku” (Domani andrò), ma: “sanji ni iku” (Andrò alle 3).

compl. moto a luogo : montagna “e” vado ; ovest e cammino ; mia casa e ritorno

compl.di compagnia : Mario “to” America e vado = con Mario in America vado unisce nomi elencati, se l’elenco è completo : Milano to Venezia e vado = vado a Milano e Venezia “se, quando, mentre” (dopo un verbo presente) : [primavera ga arriva] to fiori ga sbocciano “si dice” (to + iu) : arigatoo to iimasu = si dice grazie introduce il discorso indiretto : [silenzio ni fare] to è stato detto = è stato detto di fare silenzio

unisce nomi elencati, se l’elenco non è completo : libri “ya” penne ya gomme [nado] ga ci sono = ci sono libri, penne, gomme, [eccetera]…

perchè : era caro “node” non l’ho comprato = non l’ho comprato perchè era caro

I complementi di Luogo e di Mezzo sono seguiti da “de”. Per Luogo intendiamo una locazione in cui si svolge un’azione. Se state mangiando a casa, sarà: “ouchi de shokuji suru”. Se state mangiando con le bacchette sarà: “ohashi de taberu”. Il luogo in cui fate qualcosa o gli oggetti che usate per fare qualcosa prendono la particella “de”. Se state andando in qualche posto in auto, dite “kuruma de iku”. (Vedi Oggetti Indiretti per il perché le Destinazioni sono differenti). I verbi di moto che parlano della Destinazione o un verbo di esistenza che parlano della locazione di qualcosa prendono la particella “ni”. (Le Destinazioni prendono anche “he”) Provate a distinguere Luoghi da Locazioni in questo modo: un Luogo e’ DOVE VIENE FATTA UN’AZIONE. Locazione è DOVE QUALCOSA O QUALCUNO SI TROVA.Usate “kara” (Origine, provenienza, “da”, “di”, “da parte di”) dopo un’ ORIGINE e “wo” dopo un complemento di moto per luogo. “Gakkoo kara kooen wo totte ouchi ni kaeru.” (“Sto andando a casa da scuola attraverso il parco”). Di solito in questo tipo di frasi si usa un verbo intermedio.

L’Oggetto è seguito da “wo” . “Hon wo yonde iru” (Sto leggendo un libro)

L’Oggetto Indiretto è seguito da “ni”. Per Oggetto indiretto intendiamo una sorta di oggetto secondario che alcuni verbi prendono. “Kono hon wo anata ni ageru.” (Sto per dare questo libro a te) Abbiamo “questo libro” (kono=questo hon=libro) e “a te” (anata=tu). “Questo libro” è l’oggetto. “A te” è l’oggetto indiretto. “Wo” e “ni” sono usati per distinguerli.

Il Verbo non prende nessuna particella, ma ha bisogno di una certa desinenza.

Ecco uno schemino per ricordare a che cosa è associata ogni particella:


Soggetto + wa/ga/niente (non indicare il soggetto se possibile. Evidenziare un nuovo soggetto con “wa”)
Tempo + ni/niente (non usare niente se è un complemento di tempo “diectico”)
Luogo/Mezzo + de (E’ dove qualche azione viene compiuta)
Locazione + ni (E’ il luogo in cui si trova qualcuno o qualcosa)
Origine + kara
Complemento di moto per luogo + wo (E’ un luogo che si attraversa per raggiungere un altro luogo)
Destinazione + ni/he (E’ meglio usare “ni” che “he”, ma sono tutti e due corretti)
Oggetto Indiretto + ni
Oggetto + wo

Queste 9 righe sono la chiave per sapere quale particella usare nel 90% dei casi.

Approfondisci ulteriormente

Soggetti e loro omissione

Di solito non ci si deve preoccupare se usare wa o ga, visto che la maggior parte delle volte il soggetto viene omesso. Ora vediamo le parti del discorso che si possono omettere, iniziando proprio dal soggetto.

Se si dice una frase in Giapponese come:
“Ashita paati ni iku.”
[Domani] [Party] ni [Andrò]
(“[Io] domani andrò al party.”)
- L’ascoltatore capisce che il soggetto siamo noi stessi.

Se si pone una domanda come:
“Ashita paati ni iku ka”
[Domani] [Party] ni [Andare] ka
(“Andrai [al] parti domani [Tu]?”)
(La particella “ka” viene usata alla fine di una frase per evidenziare che la frase da noi formulata è una domanda.)
- L’ascoltatore capirà che vi state rivolgendo a lui. Nelle conversazioni persona-persona in cui i soggetti sono voi e il vostro ascoltatore non c’è bisogno di indicare i soggetti.

Se invece volete parlare di un’altra persona o fare una domanda su un’altra persona, si indica il soggetto e si pone la particella “wa” dopo il suo nome, o titolo la prima volta che nominate questa persona:
“Shacoo wa ashita paatii ni iku ka”
[Presidente] wa [domani] [Party] ni [Andare] ka
(“Il presidente andrà [al] party domani?”)

In poche parole, la particella “wa” introduce un cambio di soggetto. Una volta visto che il soggetto è diventato “il presidente” si può evitare di ripetere il soggetto se si parla ancora di lui:

“Sono ato wa kaeru kana ka”
[Questo] [dopo] wa [Tornare a casa] [Credi] ka
(“Credi che dopo questo [il party] tornerà a casa?”)

Omissione di altre informazioni stabilite

Così come i soggetti, anche altre informazioni possono non essere ripetute all’interno di un discorso, se capite di cosa si tratta, e ogni cambio può sempre essere segnalato usando la particella “wa”:

- “Ashita paati ni iku ka.”
[Domani] [Party] ni [Andare] ka
(“Domani andrai al Party?”)
- “Un-n ikanai mitai.”
(“No, non credo.”)
- “Nande?”
(“Perché no?”)
- “Sore ga wakaranai.”
[Quello] ga [Non lo so (dal verbo "Wakaru", sapere)]
(“Non so perché no.”)

Particella mo

Usate la particella mo quando state aggiungendo nuove informazioni a una lista di informazioni già stabilite. Può essere usata da sola quando si evidenziano soggetti e oggetti, e può seguire altre particelle (come ni, de e he). Prendetela in questo modo: se “wa” cancella l’informazione capita per sostituirla con una nuova, “mo” aggiunge informazioni extra in cima a ciò che c’era senza cancellare niente.

- “Ashita paati ni iku ka (?)”
[Domani] [Party] ni [Andare] ka
(“Domani andrai al Party?”)
- “Un iku yo.”
[Si] [Andare] yo
(“Sì, andrò. E tu?)
- “Boku mo iku.”
[Io] mo [Andare]
(“Anche io.”)

In questo modo abbiamo aggiunto noi stessi (boku) ai soggetti già presenti (il nostro interlocutore), usando la particella mo. Sembra una cosa abbastanza semplice, quindi non ci soffermeremo oltre.