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In pratica, cercheremo di rispondere ad alcune domande tipo “cosa pensa un giapponese dell’Italia?“, ” Che idee si sono fatti gli Italiani del Giappone?” ma soprattutto “perche ognuno non si fa i fatti suoi?
Cominciamo subito con un mito da sfatare: Cina e Giappone non sono la stessa cosa. Dico questo perche sono stato rintronato da frasi tipo: “Cosi hai la ragazza Giapponese, eh? A proposito, ieri sera ho mangiato al sigmaessays.com ristorante cinese!” Ma cosa c’entra?!? Certo, appartengono alla stessa “razza”, ma hanno una cultura completamente diversa, per non parlare dell’economia e dello stile di vita (il cinese ricco si riconosce dalla bicicletta di lusso!). Invece, alle molte persone che pensano che i Giapponesi (o gli Orientali in genere) siano fisicamente tutti uguali, beh, a costoro voglio dire che non hanno proprio torto.
In effetti si presentano tutti piu o meno con la stessa fisionomia (non molto alti, occhi neri, capelli neri lisci) e diventa difficile per noi distinguerli in base ai nostri canoni. Per restare in tema sappiate che l’italiano medio viene raffigurato moro (i nipponici credono che non esistano biondi in Italia), irsuto, e anche un po’ grasso. Una piccola curiosita: in Giappone esiste un’espressione che distingue i volti dai tratti pronunciati da quelli con i tratti leggeri. I primi vengono detti: “Facce di burro “, gli altri “Facce di soia”. Ebbene devo darvi la brutta notizia che noi Occidentali siamo considerati tutti delle gran facce di burro! Ma non solo: i Giapponesi, grazie alle loro innovazioni tecnologiche, sono riusciti a sintetizzare millenni di cultura italiana in quattro parole: pizza, spaghetti, mamma e mafia.
Frequentando i nipponici ho potuto constatare che molti Italiani li salutano inchinandosi e unendo i palmi delle mani a mo’ di preghiera. Ecco, dovete sapere che quello e il saluto indu e che in Giappone di indu ce ne saranno si e no un paio di dozzine. e Ora, che vi capiti proprio il giapponese indu non e impossibile.
Ma passiamo a un altro mito da sfatare: la parola “banzai”. Nella nostra immaginazione “banzai” e piu o meno un grido di guerra, di incitamento, un po’ come “geronimo” per gli indiani (tutta colpa della Gialappa’s!). In realta “banzai” puo significare “evviva”, ma si usa poco in questa accezione, oppure, nelle cerimonie ufficiali, e un saluto all’imperatore, un po’ come le nostre frasi tipo: “Lunga vita al re” (in giapponese si dice Tenno heika banzai).Per ultimo volevo parlarvi della credenza che i Giapponesi siano tutti stacanovisti. Purtroppo questo piu che un luogo comune e una triste realta. Essi non lavorano per vivere, vivono per lavorare e concedono ben poco alla vita privata. Ma forse e proprio per questo che amano tanto l’Italia, vedono nel nostro paese una sorta di oasi (maddeche???), il luogo ideale per rilassarsi, innamorarsi, mangiare bene e vivere a un’altra velocita.

Usi e costumi orientali che riguardano l’”amore”.

Innanzitutto alcuni di voi gia sapranno che in giapponese amore si dice “ai”. Se vi capitera di trovarvi in Giappone spesso gli abitanti del luogo vi saluteranno dicendovi: “Amore, amore, amore” dopo avervi rivolta la domanda di rito: “no Alpitour?”. A parte queste perle di saggezza, innanzitutto dovete sapere che quello giapponese e un popolo molto riservato e pudico e che per questo motivo ha ridotto drasticamente i rapporti fisici. Infatti, normalmente non si abbracciano, non si danno strette di mano, pacche sulle spalle, bastonate sulle gengive, ecc. ecc., e in pubblico i fidanzati sono solitamente motlo discreti, cosi niente baci, carezze, succhiotti o smancerie varie. Una caratteristica buy essay service abbastanza particolare e che i Giapponesi non si chiamano quasi mai per nome. Essi lo considerano una mancanza di rispetto, una specie di volgarita. Cosi usano delle particelle onorifiche che alcuni gia conosceranno: “chan” – “kun” – “san” – “shi”. Ebbene, chiamano cosi praticamente tutti: il collega di lavoro, l’amico intimo, lo zio, pure il cane e il gatto. Gli unici casi in cui questa regola non viene rispettata sono nei rapporti di stretta parentela e tra fidanzati. E da qui il fatto di chiamarsi solo per nome e diventato sinonimo di stare insieme. Ma come ci si fidanza in Giappone? Beh, vista la riservatezza che contraddistingue la gente di questo paese, risulta molto difficile “cuccare” nelle classiche discoteche (che peraltro sono carissime) e nei vari pub.
Nella maggioranza dei casi, ci si fidanza a scuola o nei luoghi di lavoro, ma anche e soprattutto nei tanti circoli, posti ove si incontrano persone che hanno uno stesso interesse. Altra curiosita amorosa: in Giappone fino a poco tempo fa il giorno di San Valentino non esisteva. Dal 13 Febbraio si passava direttamente al 15. No, scusate, non esisteva la festivita di San Valentino. E’ stata introdotta da poco, e i nostri amici con gli occhi a mandorla l’hanno leggermente reinterpretata proclamando San Valentino il giorno in cui le ragazze possono dichiarare il loro amore ai ragazzi che amano segretamente. E lo fanno inviando loro del cioccolato. Dal canto loro i ragazzi possono rispondere un mese dopo, il 14 Marzo, (c’e n’hanno di tempo per pensare!) regalando delle caramelle alle ragazze.
Ultima stranezza in campo sentimentale: il matrimonio. Certamente saprete che nel paese del sol levante convivono tranquillamente il buddismo, lo shintoismo (religione politeista tradizionale) e il cristianesimo. E spesso le coppie decidono di sposarsi sia in modo cristiano, occidentale, che usando il rito shintoista, tradizionale. Questa cosa potrebbe scandalizzare qualcuno, pero per i Giapponesi e normalissimo poiche essi danno poca importanza alla religione in se e per se, (ma cio non significa che siano atei), mentre amano molto i rituali. Per questo generedi matrimonio ci sono i “Kekkun Shiki Jo” (letteralmente “luogo delle cerimonie matrimoniali”), cioe apposite agenzie che si occupano praticamente di tutto: trovano il prete e il monaco per le funzioni religiose, danno i vestiti agli sposi, si adoperano per il pranzo, fanno piccoli regali agli invitati (tutto cio ovviamente dietro lauto compenso). In alternativa si puo andare in qualche tempio o, al limite, si puo stare comodamente in un albergo e affittare l’occorente. Saggezza orientale!. Per stavolta e tutto, se qualcuno avesse l’idea di avere una dolce meta con gli occhi a mandorla, adesso sa cosa l’aspetta.

False convinzioni e attegiamenti tipici Giapponesi.

Se leggi qualche articolo sul Giappone, sui suoi usi e costumi, persino sul modo in cui i giapponesi affrontano la crisi attuale, troverai credo conferma di quanto ti sto dicendo.
I giapponesi sono descritti come un popolo speciale, diverso da ogni altro, ma speciale in un senso deteriore. In generale la tesi predominante e che i giapponesi abbiano copiato quasi tutto dall’Occidente e che abbiano finito con l’estremizzare ed esagerare quello che anche da noi e ritenuto guasto, o da correggere, ma che di queste storture siano poco consapevoli. Che l’alienazione, il consumismo, l’inquinamento e altri grandi mali siano presenti ovunque, ma che in Giappone lo siano in misura maggiore.
Naturalmente, come immaginare il contrario, il Giappone soffre effettivamente di questi come di altri seri problemi. Esiste l’alienazione. Il degrado culturale indotto dai media e dalla pubblicita. I giovani stravedono per i capi griffati, hanno gusti stereotipati, il denaro e il consumo sono individuati come valori chiave.
Ma una descrizione di questo tipo, senz’altro banale, sembra attagliarsi bene anche al nostro paese. I giovani di Shinjuku e di Shibuya, quartieri alla moda di Tokyo, sono piu sciocchi, demotivati, consumisti di quelli di Milano, Londra, New York? E le signore di mezza eta che fanno kaimono (shopping) sulla Ginza, sono peggiori delle loro coetanee di Montenapoleone o della Quinta Avenue?
Naturalmente la mia risposta e no. Non sono peggiori, anche se forse, quello che ti colpisce, e la maggiore vivacita giovanile, la compresenza di molte tribu, ciascuna delle quali ha un suo modo di vestire e probabilmente di parlare e di gestire. Come se da noi, anziche prevalere uno o pochi temi, nel campo dell’abbigliamento e dei costumi giovanili, piu stagioni della moda, del linguaggio, dello stile sopravvivessero coesistendo, fianco a fianco. Shibuya e Ginza non sono quindi luoghi di esplicitazione di una piu forte tendenza all’omologazione culturale o al degrado rispetto alle nostre piazze giovanili, niente affatto.
Anzi, sembra che nella schiavitu generalizzata di dover servire una moda, qui come altrove, si possa almeno scegliere quale.
Nelle descrizioni che vengono usualmente fatte di Tokyo si insiste molto sulla sua grandezza eccessiva, sul suo affollamento, sull’inquinamento, la mancanza di verde pubblico, la rumorosita, sugli effetti alienanti e disgreganti che colpiscono i suoi abitanti, sul mancato rispetto delle vestigia del passato, soffocate da cavalcavia o incassate tra orribili palazzine di vetro e di cemento. Tutte queste cose sono vere e innegabili. Tokyo e affollata, rumorosa, caotica, piena di traffico, inquinata, senza verde, e probabilmente non favorisce rapporti umani idilliaci come quelli promessi da Jacques Tati nel suo “Jour de fete”. Ma esistono citta abitate da piu di dieci milioni di abitanti (trenta milioni la grande Tokyo) che non abbiano questi e altri problemi?
Ha poco verde, ma dove c’e e tenuto magnificamente, come a Shinjukugyoen, nel centro del quartiere degli affari, dei grattacieli che ricordano New York e dei grossi centri commerciali, come Takashimaya, oppure all’interno dell’Istituto d’arte Nezu, di cui ti parlero ancora perche e uno dei posti piu belli in Giappone.
Inoltre Tokyo e una delle metropoli piu sicure al mondo, anche se New York sta recuperando distanza. E dispone di una rete metropolitana che non ha nulla da invidiare a quelle di Londra e di Parigi.
Ogni punto della citta dista non piu di qualche minuto dalla piu vicina fermata di una linea sotterranea o dalla stazione di un treno leggero. I treni sono frequenti, circa uno ogni cinque minuti in media, e puntualissimi nel partire e nel passare. Il che sopperisce ampiamente alle carenze dei mezzi di superficie, costretti a percorsi complicati e tortuosi dalla conformazione casuale e intricata dei quartieri e degli isolati.
Un altro mito da sfatare e che il Giappone sia un paese costoso, se non il piu costoso del mondo. Mangiare a Tokyo non costa piu caro che a Milano, che e una citta molto costosa. Costa anzi meno. Inoltre a Tokyo il numero di ristoranti e di luoghi in cui mangiare o procurarsi del cibo e talmente alto che puoi sempre cavartela con una spesa inferiore che in Italia settentrionale, e mangiando cose che da noi sono tutt’altro che economiche, come il pesce e i crostacei.
Come ovunque, l’esotico costa caro. E un caffe espresso e, in Giappone, un prodotto piuttosto esotico.
I prezzi di alcuni prodotti sono in effetti esorbitanti – il prosciutto di Parma puo costare 30.000 lire a fetta, il manzo 90.000 lire al chilo – ma non sono prodotti imprescindibili, nemmeno per chi deve soggiornare a lungo in Giappone. In compenso, e chissa perche, il latte costa meno che da noi, circa 2.000 lire al litro, mentre la frutta, anche di stagione, e carissima, a causa della politica protezionistica di cui gode l’agricoltura: una anguria intera costa circa 40.000 lire, un grappolo d’uva non grande circa 15.000 lire.)
Insomma, il Giappone e caro solo se non rinunci alle tue abitudini alimentari, o cerchi di non rinunciarci. Personalmente credo che sia meglio in ogni caso aprirsi a nuove esperienze culinarie, soprattutto quando si viaggia all’estero, e tentare di mangiare italiano all’estero non e mai molto gratificante e sempre piuttosto costoso.

Tokyo e una citta di cultura? Di primo acchito, viene da rispondere di no. Tokyo sembra la capitale mondiale del consumismo. Non c’e articolo, di qualsiasi cosa si tratti, da un capo in pelle italiano ad un prodotto hi-tech locale, che tu possa trovare altrove e non qui. E ve ne sono molti che puoi trovare solo qui, e non altrove. Queste proporzioni impreviste di tutto cio che e mercato, pero, ricordano anche il commercio dei libri, dei quotidiani, delle riviste periodiche, dei manga, al punto che, di fronte del nostro asfittico mercato librario, anche un grande magazzino qualsiasi puo avere un reparto libri piu grande della maggiore libreria di Milano.
In un paese in cui, come sai, la scrittura e un misto di ideogrammi e di caratteri fonetici, e richiede diversi anni di scuola, fino all’equivalente delle nostre medie inferiori, per essere appreso quanto basta a leggere un giornale, o un libro non difficile.
Tokyo non ha musei paragonabili a quelli di Londra, Parigi o, suppongo, New York, ne simili a quelli di Roma o Firenze, il che dipende piu dalla differenza tra l’arte giapponese e quella occidentale che dalla storia del Giappone e dalla sua civilta. I musei istituiti in Giappone, a Tokyo come a Kyoto, sono in effetti una imitazione di quelli occidentali, perche vennero istituiti con l’intento di rafforzare l’unita nazionale copiando quelli europei proprio nell’epoca del rinascente nazionalismo giapponese (grosso modo dagli anni ’70 del secolo scorso, nell’epoca detta Meiji dal nome dell’imperatore allora regnate, propugnatore della modernizzazione).
Sono generalmente piu piccoli di quelli a cui siamo abituati, piu numerosi, e quelli piu caratteristici sono magari al dodicesimo piano di un palazzo, oppure sono il patrimonio di un’accademia privata di belle arti, come il gia citato istituto Nezu.
Inoltre i pezzi esposti non sono mai gli stessi, ma vengono fatti ruotare tutti periodicamente, con grande vantaggio per i residenti. Poi gli emaki, lunghissimi rulli di carta (anche venti metri) che recano dipinti e esempi calligrafici, in cui gli edifici sono dipinti senza le pareti esterne, in modo da poterne vedere gli occupanti. E poi i rotoli da appendere, spesso a sfondo religioso o con mandala, dipinti e con supporto di tela, da appendere. Infine gli oggetti di legno ricoperti di lacca.
Questi tipi di oggetti, comuni a tutte le epoche, si vedono ovunque, e sono spesso bellissimi e gradevoli da guardare anche per chi non li ha mai visti prima.
In epoca recente, diciamo dalla fine del settecento, si diffonde anche la stampa, un’arte che per popolarita puo essere paragonata, nel nostro tempo, al cinema, e che ha avuto protagonisti eccezionali, alcuni dei quali hanno una certa fama anche da noi, come Utamaro, Hokusai, Hiroshige.
Quanto all’architettura, templi, santuari e palazzi hanno da invidiare a quelli cinesi a cui si ispirano, e di cui sono, di fatto, vere e proprie copie, per quanto un occhio addestrato finisce con l’identificare immediatamente quanto di proprio i giapponesi hanno aggiunto o modificato, e soprattutto tolto. In generale l’architettura giapponese tradizionale e sobria, austera, molto elegante.
Poi naturalmente ci sono tutte le arti minori, come quelle che producono le suppellettili laccate che gia ti dicevo, e poi i monili, e gli oggetti in ceramica, e tutte queste cose di confine tra arte e artigianato che ai giapponesi vengono benissimo.
Ma quello che veramente non puo non colpirti e la scultura di ispirazione buddhista, perche i suoi prodotti, dai piu antichi, risalenti all’epoca dell’arrivo del Buddhismo, nel VII secolo, ai piu recenti, sono meravigliosi, notevoli, piacevolissimi. Dai terribili custodi alti tre, quattro metri che sorvegliano gli ingressi ai templi, alle piccole statuette bronzee di Kannon, una incarnazione misericordiosa di Buddha che non ha sesso, e viene indifferentemente rappresentata come una figura androgina dalle molteplici braccia dispensatrici di conforto e misericordia.
In generale i giapponesi sono persone gentili e indiscutibilmente di animo delicato: negli arredi urbani, nella cartellonistica stradale, in tutto cio che e collettivo e disegna lo sfondo urbano, prevale il carino (kawaii).
Nei vagoni della metropolitana, per avvertire i passeggeri della pericolosita delle sliding doors si vede un cartello con un gattone dalla coda stritolata a forma di lampo che piange grossi lacrimoni di dolore. Negli equivalenti dei nostri “stiamo lavorando per voi” si vede un operaio uscito da un manga che si inchina a dire sumimasen (mi dispiace), con regolare elmettino giallo in testa e al fianco un cagnolino con la lingua penzoloni.Ci sono poi quartieri nelle cui vie, alle basi dei lampioni sono riprodotti come in piccole edicole votive l’orsetto lavatore, nella foggia e nella forma che noi daremmo ad un giocattolo o ad un peluche, e non c’e bottega che non abbia in vetrina una riproduzione del gatto “maneki”, un micione sorridente con una zampa anteriore sollevata in segno di saluto che augura prosperita e buona fortuna. E in stazione, all’arrivo di ogni treno si sente una musichetta per xilofono alquanto gentile.

Proprio non riesci a credere che questa gente abbia invaso mezza Asia, aggredito l’America, brutalizzato la Cina, violato Nanjing e la sua popolazione, seppellendo vivi gli uomini, stuprando le donne, facendo a gara degli ufficiali a chi troncava piu teste in fila con il katana. Ma questa che ho visto e una generazione molto diversa da quella tra le due guerre. La era tutto tradizione, austerita, educazione alla repressione e autoritarismo. I giapponesi di oggi hanno benessere, ricchezza, liberta (economica), negozi in cui comprare mutandine usate delle liceali, nessun ruolo internazionale da difendere o da accrescere, e sembrano mollemente decaduti e chiusi nel loro particolarismo.
Se apri una mappa in strada, qualche passante ti aiutera a trovare il luogo che stai cercando. Se questo accade sempre a Tokyo, a maggior ragione accadra nei piccoli centri, dove i valori tradizionali sono ancora in auge e dove la vita e meno frenetica.
A dispetto dei racconti che vengono fatti, girovagare per Tokyo e piuttosto facile. Non e vero che nessuna strada ha nome, solo quelle piccole non l’hanno, ma in effetti solo in alcuni rari incroci il nome delle strade e riportato, mentre nella maggior parte dei casi, chissa perche, questo non avviene. Cosi per aiutarti puoi chiedere ai Koban, le piccole stazioni di polizia collocate ad ogni incrocio di un minimo rilievo, con i suoi wanted appesi in bacheca, oppure usare grandi magazzini e fermate del metro come punti di riferimento.
Naturalmente, anche se i mezzi pubblici sono straordinariamente efficienti, puliti e in orario, girare per la capitale richiede tempi molto lunghi, perche la sua estensione e enorme, e le cose notevoli sono sparse ovunque, non esistendo un vero centro come nelle nostre citta.
Tokyo notturna deve offrire un repertorio inesauribile di locali, night club con spogliarelli, a partire da 5.000 ? per venti minuti di spettacolo, come promette un cartello tenuto in piedi da un omino, le cui uniche parole occidentali erano ANAL FUCK a Shinjuku, birrerie in stile bavarese dove consumare ottime birre locali, cinematografi, questi si molto costosi, dove i film giapponesi contendono con quelli americani, e infine oltre centomila ristoranti, e hai solo l’imbarazzo di scegliere e non sai mai dove fermarti.Vetrina giapponese
Fuori da ogni ristorante, dal piu economico e periferico al piu costoso e centrale, c’e sempre una vetrinetta in cui sono esposti riproduzioni in plastica scala 1:1, molto realistiche, dei piatti principali che puoi ordinare all’interno. E’ stato scritto molto, da sociologi e semiologi su questi pregevoli modellini di cibo, che sono in vendita a Kappabashi, un quartiere dedicato alla vendita di attrezzature per ristoranti, e Wim Wenders ne ha anche filmato un luogo di produzione, girando “Tokyo Ga” nel 1985. Sono, questi modellini, tra gli oggetti piu originali del Giappone, e siccome ti accompagnano tutto il viaggio, finiscono con il diventarti famigliari. Alcuni turisti vanno a Kappabashi proprio per comprare come souvenir una di queste repliche, peraltro somiglianti e ispiratrici, almeno le piu recenti e meno impolverate, di normali desideri alimentari.

Questa mania delle reVetrina bibitepliche e estesa anche ai distributori automatici di bibite e di sigarette, distributori che, come i telefoni, sono ovunque, in ogni grande citta, di modo che se vuoi bere una bibita fresca, fumare o telefonare, non hai che da fare, letteralmente, cento passi in una direzione qualsiasi. Nei nostri distributori automatici – rarissimi – non c’e solitamente nulla di esposto oltre al marchio del prodotto: in Giappone ogni distributore ha una bacheca in cui sono esposte delle repliche delle lattine, delle bottigliette di bevande strane e disgustose, come la fanta al gusto di uva, l’acqua insaporita con il lattosio, o il succo di mandarino, e se il distributore e di sigarette, esposte sono delle repliche, alcune delle quali con il pacchetto aperto da cui escono, in ordine, mazzetti di repliche di sigarette, perfettamente simili alle originali, ma cave.
Esistono anche da noi sanitari dotati di un getto d’acqua per lavarsi, ma solo in Giappone ne puoi vedere di cosi sofisticati che la parte inferiore dell’asse della tazza e ricoperto di istruzioni stampata, che inglobano riscaldamento e stereo hi-fi, e anche un telecomando. Il washlet poi non e che il pendant moderno del diffusissimo luogo di decenza tradizionale, ancora diffusissimo, alla giapponese (in effetti assomiglia molto a quello che noi chiamiamo alla turca, anche se nella versione locale assomiglia ad un buco sormontata dallo scafo di piccolo sidecar). Qui come ovunque la pulizia, l’ordine, unite alle carinerie di cui ti parlavo e al fatto che per ogni rapina di qui ne accadono 75 da noi e 250 negli Stati Uniti, fanno del Giappone una specie di Svizzera. Ma sara poi la naturale simpatia della gente, la sua gentilezza e ospitalita, le luci al neon che campeggiano nelle strade, volgari e ammiccanti, e i giganteschi granchi di cartapesta articolati e animati che invitano i clienti sopra le insegne dei resutoran dove viene servito l’eccellente King Crab, a eliminare anche ogni parvenza di asetticita, di cui la Svizzera e paurosamente intrisa.
Simbolo non a torto del Giappone e il cosiddetto treno proiettile, il cui vero nome e Shinkansen, l’alta velocita giapponese, che collega il paese da un capo all’altro in tempo brevissimi, al punto da rivaleggiare con gli aerei. Dai primi anni sessanta quando fu inaugurato ad oggi non c’e stato un solo incidente mortale. Elegante e sobrio come il TGV francese, lo Shinkansen collega Tokyo a Kyoto in due ore e quaranta minuti. Ognuno prenota il proprio posto a sedere, e deve prendere posto nella sua carrozza accodandosi in un punto preciso della banchina, perche il treno ferma al millimetro in modo da far combaciare le porte con i punti di attesa. I vagoni sono pulitissimi, comodi e il treno parte in perfetto orario da trent’anni. I paragoni con le nostre ferrovie sono continui, per noi, scontati e feroci. Per un italiano usare le ferrovie giapponesi, in cui un controllore in guanti bianchi vestito come un ufficiale di fregata della marina britannica entra e saluta inchinandosi in cima alla carrozza prima di timbrare i biglietti, resta, e temo restera a lungo, un’esperienza rivelativa e frustrante.
Insomma, di primo impatto, l’aspetto che il Giappone offre e quello di un paese alienato e consumista? La risposta e positiva, a patto che non si dimentichi mai che non siamo osservatori neutrali, che apparteniamo noi stessi ad un paese con problemi analoghi, e che tutto cio che vediamo e impariamo quando siamo all’estero dobbiamo poi riportarlo a casa, e una volta portato a casa sapere che influenza le nostre vite, le nostre scelte, le nostre ambizioni.
A volte penso che il Giappone abbia finito con l’assomigliarci molto, e che condivida molti dei nostri difetti. Tuttavia il senso dell’appartenenza alla collettivita e piu sentito che da noi (ci vuol poco, in effetti), e molte cose osservate inducono a pensare che i giapponesi abbiano piu senso civico, siano mediamente piu istruiti, godano di un sistema sanitario migliore del nostro, di una minore diffusione della criminalita e della droga. Quanto ai difetti del suo sistema scolastico, alla omologazione culturale, al conformismo, alla democrazia incompiuta, al malaffare politico, al consumismo, beh… abbiamo solo da guardarci intorno, pensare ai nostri coetanei che un giorno governeranno il paese o costituiranno le classi privilegiate per accorgerci che non abbiamo lezioni da impartire a nessuno. Ci sono altre due cose di rilievo, che mi vengono in mente: le ragazze giapponesi e i seven/eleven. Le ragazze di Tokyo, per intenderci, assomigliano alle borghesi di Padova e di Venezia – se la tirano esageratamente – ma sono molto meglio vestite, con capi griffati e grande cura per l’abbigliamento e il corpo.
Hanno pero, invariabilmente, le gambe storte, come se fossero tutte avvezze a montare a cavallo, le caviglie niente affatto affusolate, i fianchi giustamente larghi ma non formose come le donne mediterranee. Diversamente dalle cinesi del nord, la cui bellezza e indiscutibile, le giapponesi solitamente non sono mai belle non senso che noi diamo a questa parola. Sembra che siano irraggiungibili, ma in realta e chiaro che sono solo molto timide, e che se rompi il ghiaccio si trasformano completamente.Naturalmente non ho idea se la voce che circoli, secondo cui le giapponesi siano propense, se libere, a unioni disimpegnate e divertenti con gli occidentali, sia vera o meno. Ma e un fatto antropologicamente misurato certo che i maschi giapponesi hanno una dotazione sessuale media nettamente minore della nostra media.L’ultima cosa riguarda i piccoli store aperti ventiquattro ore su ventiquattro, che con le loro insegne al neon tracciano come delle oasi nella notte silenziosa e prematura di Tokyo. Vendono tutto quello che puo stare dentro un frigorifero, bibite, bentobako – scatole di cibo preconfezionato da mangiare con le bacchette – sushi, polpettine, tetrapak di latte, e poi hanno una scaffalatura di biscotti, patatine, yokan (cagliata di fagioli rossi), e altre cose del genere, oggetti che non capisci perche uno dovrebbe comprare li, e magari di notte, come pinzette per strappare le sopracciglia, rasoi, limette per le unghie, un walkman, un quaderno di terza elementare, dei profilattici, e poi le immancabili riviste con (vere) minorenni in pubikini o nude in posizioni che non lasciano niente da riempire con l’immaginazione.