Lo spirito dell’ Hanami

Lo spirito dell’ Hanami

Il concetto di estetica giapponese riconosce le sue fondamenta nell’esaltazione della caducità e impermanenza delle cose. Contrariamente ai canoni di bellezza classica che inneggiano alla perfezione della forma e dell’esteriorità, in Giappone viene posto alla base  l’elogio dell’effimero e della sua manifestazione, essenza ultima della cultura del mono no aware (物の哀れ). Questa espressione significa letteralmente “il sentimento delle cose”, laddove aware può essere tradotto come “provare pietà” o “dolersi”, e sta’ ad indicare la consapevolezza della precarietà dell’ essere e quel senso di rammarico che comporta il suo divenire. La prima opera letteraria considerata emblema del mono no aware è il Genji Monogatari (Storia del Principe Genji) attribuita a Murasaki Shikibu e composta durante l’epoca Heian. Sarà comunque Mootori Norinaga nel XVIII secolo a diffondere e ad imprimere in maniera indelebile il mono no aware nell’arte, poesia, musica e filosofia. Questo excursus storico ci permette di capire come mai ancora oggi la sapiente descrizione della luna piena leggermente coperta dalle nuvole o il suono sommesso di una campana in lontananza, siano immagini spesso ricorrenti nel panorama letterario giapponese: immagini veicolo di una bellezza appena percettibile e destinata presto a spegnersi.

Questo è lo spirito che domina durante la festa dello Hanami, la festa della fioritura dei ciliegi, di un’istantanea gioia di vivere nello scorrere veloce degli eventi. La stagione della fioritura dei ciliegi, da fine marzo a metà maggio, è seguita con vivo interesse da parte di tutta la popolazione giapponese, tanto che l’Agenzia Meteorologica ogni anno dà le previsioni delle fioriture città per città, indicando il momento di massima fioritura (mankai) e la sua durata.

Inizialmente la fioritura dei ciliegi coincideva con il periodo di semina del riso durante il quale si lasciavano delle offerte ai piedi degli alberi per ingraziarsi le divinità e favorire un buon raccolto. L’imperatore Tokugawa Yoshimune, durante il periodo Edo, fece piantare numerosi ciliegi incoraggiando la popolazione a festeggiare all’ombra degli alberi in fiore. Una tradizione che continua ancora oggi: migliaia di persone, infatti, si riversano nei parchi, spesso armati di macchina fotografica per immortalare la magia dei boccioli nel pieno del loro splendore. Nei parchi più frequentati, come Ueno a Tokyo, risulta estremamente difficile perfino trovare un posticino dove stendere la stuoia per sorseggiare il sakè, ci si accontenta allora di prender parte a lunghe e splendide passeggiate immersi nella natura, mentre la maggior parte dei ragazzi preferiscono dormire all’aperto in modo da accaparrarsi il posto migliore e far festa fino a notte fonda (yozakura), al chiaro di luna, immersi in un’atmosfera decisamente più romantica.

Quel senso di rammarico proprio del mono no aware lo si respira alla fine della festa, quando basta una leggera folata di vento a far scendere una pioggia di petali rosa, toccante simbolo di effimera bellezza.

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